CONFLITTO IN MEDIO ORIENTE: DICHIARAZIONE DELLA PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA VENETO EST, PAOLA CARRON
(Padova-Treviso-Venezia-Rovigo – 02.03.2026) – «Il conflitto in Iran e Medio Oriente, oltre al dramma umanitario portato da ogni guerra, apre uno scenario di forte preoccupazione per il sistema produttivo del nostro territorio. L’incertezza è deleteria per le imprese, e il nuovo focolaio si accende in un contesto geopolitico già segnato da profonde tensioni e fronti aperti nel commercio globale, che hanno messo a dura prova le catene di fornitura, i costi energetici e la stabilità dei mercati internazionali».
«Nell’ultimo Osservatorio Export della nostra associazione emerge con chiarezza che la diversificazione dei mercati è stata la risposta prevalente delle imprese all’incertezza globale (per il 54,8%) per mitigare la vulnerabilità. E l’orientamento per il biennio 2026-2027, oltre al rafforzamento della presenza nei mercati già presidiati, sarà lo sviluppo in nuovi mercati (per il 14,2%). Tra le destinazioni emergenti figurano proprio il Medio Oriente (11,4%), seguito da Africa e Cina (10,7%). È evidente quindi come un protrarsi delle tensioni in quell’area rischi di incidere su strategie di crescita già pianificate».
«Ciò che desta ulteriore allarme è la prospettiva che non si tratti di una crisi di breve durata, come emerge dalle prime dichiarazioni. La variabile chiave adesso è il tempo. La durata delle tensioni potrebbe avere conseguenze molto pesanti, anche dal punto di vista economico, influenzando sia i mercati dell’export sia la sicurezza degli approvvigionamenti e soprattutto i costi energetici – petrolio, gas – e dei trasporti.
Il traffico marittimo nello stretto di Hormuz (da cui transita un quinto del petrolio mondiale e il 20% del commercio del Gnl) da domenica semiparalizzato e i rischi per la navigazione in un teatro di guerra che si è allargato a tutta l’area del Golfo, rischiano di avere pesanti ripercussioni. Un primo test di reazione dei prezzi è stato il balzo di oltre il 10% registrato ieri (il 1 marzo, ndr) dal petrolio (dopo quello da 63 a 71 dollari al barile a febbraio), nonostante l’aumento della produzione annunciato dai Paesi Opec+. In giornata il Brent è scambiato vicino agli 80 dollari al barile (+7,3%), mentre il gas ha toccato i 45 euro al megawattora (+40%) e la volatilità resta alta. Ci auguriamo che la situazione si raffreddi in tempi ragionevoli, così come la de-escalation del conflitto, e non si verifichino nuove fiammate dei costi energetici che le imprese non sarebbero in grado di assorbire, con conseguenze dirette su margini e investimenti».
_______________
Per informazioni:
Comunicazione e Relazioni con la Stampa
Sandro Sanseverinati – Tel. 049 8227112 – 348 3403738 – s.sanseverinati@confindustriavenest.it
Leonardo Canal – Tel. 0422 294253 – 335 1360291 – l.canal@confindustriavenest.it
Allegati: