CRISI IN MEDIO ORIENTE, VIOTTO (CVE): “RISCHI CONCRETI PER IL PORTO DI VENEZIA E LE IMPRESE VENETE. SUPPORTIAMO GLI IMPRENDITORI IN QUESTA FASE DI INCERTEZZA”.
«La crisi in corso in Medio Oriente e le tensioni nello Stretto di Hormuz rappresentano un fattore di forte preoccupazione per il sistema portuale e logistico del Nord Adriatico. La forte limitazione dei traffici in quell’area sta già costringendo molte compagnie marittime a modificare le rotte commerciali, con navi che vengono deviate verso il Capo di Buona Speranza e quindi a circumnavigare l’Africa, allungando i tempi di viaggio anche di due settimane e aumentando significativamente i costi di trasporto. Per un porto come Venezia, che nel 2025 ha movimentato quasi 25,3 milioni di tonnellate di merci, 26 milioni se si considera anche Chioggia, queste dinamiche si traducono in ritardi nelle catene di approvvigionamento, aumento dei noli e maggiore incertezza per le imprese manifatturiere del nostro territorio. «Il Porto di Venezia, principale scalo del Veneto, è strategico per l’interscambio regionale: eventuali cambiamenti strutturali nelle rotte marittime possono avere ripercussioni significative sui flussi commerciali verso i Paesi medio-orientali, che nei primi nove mesi del 2025 hanno raggiunto i 3,7 miliardi di euro, in crescita dell’1,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre nel 2024 si erano attestati a 5,2 miliardi di euro. Il rischio è duplice: da un lato un rallentamento dei flussi commerciali e dall’altro un incremento dei costi logistici che pesa sulla competitività delle nostre aziende, in particolare sul manifatturiero che da solo nel 2024 ha superato i 3 miliardi di euro di interscambio.
Come Confindustria Veneto Est monitoriamo con attenzione l’evoluzione della situazione e supportiamo le imprese associate attraverso un servizio dedicato attraverso il quale stiamo raccogliendo segnalazioni, rispondendo ai dubbi operativi e fornendo aggiornamenti tempestivi sugli effetti che queste tensioni possono avere sui trasporti e sulle catene di approvvigionamento. L’auspicio è di assistere al più presto a una rapida de-escalation del conflitto, con il ripristino di condizioni di stabilità nelle principali rotte commerciali internazionali. L’incertezza e l’instabilità sono infatti tra i principali nemici delle imprese, perché rendono più difficili la programmazione degli investimenti, la gestione delle forniture e l’organizzazione della logistica.»