Comunicato Stampa
La Presidente Paola Carron: «Situazione complessa. Bene l’impegno del Ministro Tajani verso Pechino per il riconoscimento della natura civile, non militare, dell’attività. Urgente agire in fretta: l’Ue difenda l’industria»
(Padova-Treviso-Venezia-Rovigo – 14.09.2026) – Le pesanti restrizioni introdotte dalla Cina sull’esportazione di magneti pesanti in terre rare (di cui ha quasi il monopolio), considerati materiali “dual use”, ovvero a duplice uso, civile e militare, come ritorsione al 21esimo pacchetto di sanzioni Ue alla Russia che ha colpito anche imprese cinesi e a Hong Kong, stanno creando grandi difficoltà ad aziende strategiche come Lafert di San Donà di Piave (VE), parte della multinazionale giapponese Sumitomo, che progetta e produce nello stabilimento veneziano e a Noventa di Piave motori elettrici per uso civile e che non ha alcun legame con l’industria della difesa e militare, niente a che fare con il “dual use”.
Una situazione complessa, esplosa il 24 luglio scorso con l’annuncio del Ministero del Commercio cinese (MofCom) di quattordici aziende europee colpite dalle restrizioni, tra cui sorprendentemente le italiane Lafert e Garnet (Concorezzo, MB), effetto delle tensioni geopolitiche tra superpotenze (anche tra Cina e Giappone, per Taiwan). Una situazione che, se si dovesse prolungare fino a fine anno, potrebbe avere effetti pesanti su Lafert (circa mille dipendenti tra Europa, Nord America e Asia di cui 780 in Veneto, 180 milioni di fatturato), che utilizza magneti permanenti in terre rare per circa il 30% dei propri motori per numerosi settori civili (pompe acqua e vuoto, ventilatori industriali, compressori, pale eoliche, robotica e automazione) ed è impegnata nella ricerca di fonti di approvvigionamento alternative.
«Con le restrizioni cinesi all’export di magneti e terre rare, legate al “dual use”, produrre motori elettrici in Italia rischia di diventare sempre più difficile. Non solo per un’azienda come Lafert, ma anche per altre imprese e filiere che nulla hanno a che fare con l’industria bellica, che sarebbero colpite in modo sproporzionato – dichiara la Presidente di Confindustria Veneto Est, Paola Carron –. Una questione delicata e complessa, per la quale abbiamo avviato fin dall’inizio insieme a Confindustria un dialogo con il Governo e con l’Ambasciata d’Italia in Cina, con l’obiettivo di ottenere il riconoscimento della natura civile dell’attività di Lafert ed evitare ricadute sulle nostre industrie. Proprio nei giorni scorsi, abbiamo avuto una nuova interlocuzione con il Vicepremier e Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani che ha assicurato l’impegno del Governo ed in particolare del suo Dicastero verso le autorità di Pechino. Accogliamo positivamente questo impegno, ora è essenziale che si agisca in tempi rapidi, per salvaguardare imprese come Lafert».
Ma il messaggio della Presidente di Confindustria Veneto Est è rivolto anche all’Europa. «L’instabilità geopolitica, la rivalità tecnologica e le crescenti dipendenze strategiche rispetto a Stati Uniti e Cina, sono sfide che l’Ue può affrontare solo in modo condiviso. Collaborare strettamente con la comunità imprenditoriale è il modo più efficace per sostenere la competitività industriale, ridurre la frammentazione e difendere un commercio internazionale aperto fondato sulle regole. Affrontare insieme le minacce esterne comuni contribuirà a garantire un accesso affidabile e a costi competitivi all’energia, alle materie prime critiche e ai beni strategici, elemento essenziale per rafforzare la sicurezza economica e promuovere una crescita condivisa di lungo periodo», conclude Paola Carron.
«In più di 60 anni di storia, Lafert è diventata una realtà internazionale e un’eccellenza del tessuto produttivo veneto e nazionale, grazie agli investimenti in innovazione e all’affidabilità del prodotto – aggiunge il Vicepresidente di CVE, Mirco Viotto –. Ora è fondamentale essere al fianco di Lafert ad ogni livello istituzionale, per non vanificare gli sforzi fatti, per tutelare la continuità delle imprese e proteggere le filiere del territorio. Lavoreremo insieme perché questo avvenga».
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