Comunicato Stampa

TRANSIZIONE 4.0 E 5.0: DAGLI INVESTIMENTI NEL VENETO SPINTA A PRODUTTIVITA’, COMPETITIVITA’ E OCCUPAZIONE (+12,8%). MA L’IMPASSE SUI BONUS E’ UN FRENO

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TRANSIZIONE 4.0 E 5.0: DAGLI INVESTIMENTI NEL VENETO SPINTA A PRODUTTIVITA’, COMPETITIVITA’ E OCCUPAZIONE (+12,8%). MA L’IMPASSE SUI BONUS E’ UN FRENO

L’indagine di Fòrema, società di formazione di Confindustria Veneto Est, su un campione di 1.000 aziende delle province venete, rileva il grado di utilizzo e l’impatto positivo degli incentivi: il 71,5% delle imprese ha investito in beni strumentali e tecnologie digitali e green, con un’accelerazione dal 2022. L’88,6% ha migliorato efficienza e competitività. La sfida è ora semplificazione e stabilità delle norme. La Presidente Paola Carron: «L’industria soffre. Senza il decreto sull’iperammortamento, investimenti al palo»

(Padova-Treviso-Venezia-Rovigo – 30.04.2026) – Transizione 4.0 e 5.0 ha avuto un impatto positivo sulla trasformazione digitale ed energetica delle aziende venete. Ma l’incertezza sul nuovo piano 5.0 blocca gli investimenti. Nel Veneto il 71,5% delle imprese ha realizzato investimenti nei piani 4.0 e 5.0, con un’accelerazione nel periodo 2022-2025 (87% delle aziende attive). E questi investimenti hanno dato impulso alla produttività e all’occupazione, aumentata del +12,8% in quattro anni, rendendo l’88,6% delle imprese più o molto più competitive. Ma la piena efficacia dipende da una condizione non negoziabile: semplicità, certezza delle regole e orizzonte pluriennale. E dal rendere immediatamente operativo il decreto sull’iperammortamento atteso da quattro mesi, per rilanciare gli investimenti nel 2026.

È quanto emerge dall’indagine di Fòrema, società di formazione di Confindustria Veneto Est, intitolata “Transizione 4.0 e 5.0 nelle Imprese del Veneto”, condotta su un campione rappresentativo di 1.000 imprese venete (per tre quarti delle province di Padova, Treviso e Vicenza), per il 76% manifatturiere (32% metalmeccaniche), in prevalenza PMI (75% tra 10 e 249 addetti), con un fatturato annuo tra i 2 e i 50 milioni di euro per il 69,5% (oltre i 50 milioni per il 22,5%).

I risultati mostrano, innanzitutto, un livello di utilizzo molto elevato dei piani 4.0 (introdotto dalla Legge di Bilancio 2020) e 5.0 per il sostegno alla trasformazione digitale e green del sistema produttivo: il 71,5% delle imprese ha realizzato investimenti strumentali materiali e immateriali tecnologicamente avanzati, attività di R&S e formazione del personale, usufruendo del credito d’imposta. La maggior parte degli investimenti si concentra nel periodo 2022-2025 (87% delle aziende attive). Il volume è compreso tra 100mila e 1 milione di euro per il 70,2% delle imprese, supera il milione per oltre un quinto (21,8%). Per 7 su 10 il credito d’imposta ha coperto tra il 26% e il 60% dell’investimento (oltre il 60% per l’11,2%).

Le imprese hanno investito per migliorare produttività ed efficienza dei processi (86%), efficienza energetica e ambientale (67%), per rafforzare il vantaggio competitivo e l’accesso a nuovi mercati (55%), aggiornare macchinari e impianti obsoleti (39%). Tra gli ambiti di investimento, prevalgono software e sistemi digitali (per il 77,6% delle aziende), beni strumentali interconnessi (per il 69,2%), formazione 4.0 del personale (53,8%), sensori Iot e data analytics (51,8%), con un ruolo rilevante anche per automazione, robotica ed efficienza energetica Le domande prevedevano risposte multiple (massimo 3).

. Il 55,7% ha fatto ricorso a un supporto esterno strutturato e continuativo per la gestione di progetti d’investimento e incentivi.

L’indagine ha valutato anche l’impatto dei piani 4.0 e 5.0 sui principali indicatori di performance. Complessivamente l’incentivo ha stimolato maggiori investimenti e questi hanno avuto effetti positivi o molto positivi (in una scala da 1=molto peggiorato a 5=molto migliorato) su efficienza dei processi (4.6), produttività (4.4), qualità del prodotto, servizio (4.3), competitività sui mercati (4.1). Nel complesso, l’88,6% delle imprese dichiara di essere diventata più o molto più competitiva (32%) grazie agli investimenti 4.0 e 5.0.

La tecnologia non sostituisce l’uomo, ma aumenta il lavoro e qualifica le competenze. Per il 66,7% delle aziende gli investimenti 4.0 e 5.0 hanno favorito una crescita degli addetti (significativa per il 24%) o mantenuto posti di lavoro altrimenti a rischio (24,1%). Complessivamente, nel quadriennio 2022-2025 le imprese hanno ampliato la loro forza lavoro del +12,8% (8.000 nuovi posti tra quelle del campione). In parallelo, aumentano le competenze: il 72% ha inserito nuove figure tecnico-specialistiche (digitalizzazione, automazione), il 61,5% ha riqualificato il personale verso competenze digitali e green, il 32,9% ha assunto esperti in sostenibilità, energia.

D’altro canto, in assenza degli incentivi 4.0 e 5.0, l’87,4% delle imprese avrebbe oggi maggiori difficoltà a restare competitiva, il 68,1% ritiene che molte aziende sarebbero più fragili o a rischio.

Accanto a questi risultati, emerge però un punto di attenzione decisivo: il sistema degli incentivi viene valutato in modo buono (51,8%) o sufficiente (29,5%), ma troppo variabile e oneroso. Le criticità principali rilevate dalle aziende sono complessità normativa (36,5%), incertezza di scadenze e cambi di regole (32%), eccesso di comunicazioni, adempimenti (26%). Tra chi non ha utilizzato le misure, i motivi prevalenti sono mancanza di progetti (40%), carenza di competenze interne (34,4%), norme complesse (26,7%), procedure e burocrazia troppo onerose (23,9%).

Guardando avanti, la domanda delle imprese è netta e pragmatica: per rendere il nuovo piano Transizione 5.0 una vera politica industriale, servono stabilità normativa e semplificazione. Il 74,5% chiede stabilità delle misure per 5-7 anni, il 67% regole e adempimenti più snelli, il 45% una maggiore integrazione tra investimenti in beni strumentali e formazione del personale. Gli ambiti da incentivare maggiormente sono efficienza energetica (76,5%), digitalizzazione e automazione dei processi (68%), formazione e sviluppo competenze (digitali, green, manageriali, 55%). Lo strumento ritenuto più efficace resta il credito d’imposta (78,5%).

Il 57% prevede di realizzare ulteriori investimenti nei prossimi due anni, se le condizioni saranno favorevoli e il supporto efficace, in particolare per strategia di trasformazione digitale e green, formazione specialistica, accesso a finanza e incentivi.

LE DICHIARAZIONI

«Questi numeri ci dicono una cosa molto chiara: quando gli strumenti sono stabili e accessibili, le imprese fanno le imprese e investono, con benefici per l’innovazione, la produttività e l’occupazione. È questo il senso di una vera politica industriale per il Paese – dichiara Paola Carron, Presidente di Confindustria Veneto Est -. Le aziende hanno bisogno di certezza, continuità e coerenza delle politiche, chiedono che gli incentivi siano stabili, di semplice utilizzo e tempestivi. Abbiamo accolto con grande favore nella Legge di Bilancio 2026 il nuovo iperammortamento per investimenti agevolabili dal 1° gennaio e fino al 2028. Ma a quattro mesi dall’entrata in vigore, il potenziale della norma resta inespresso e le decisioni di investimento di molte aziende congelate, in assenza del decreto attuativo con i chiarimenti tecnici sulla misura. Dalle prime bozze, peraltro, aumentano le comunicazioni obbligatorie per le imprese, anziché semplificarle. Come è possibile trovarsi nella medesima situazione del 2025 e non aver fatto tesoro di quella esperienza frustrante per il sistema produttivo?».

«Ogni settimana di incertezza incide sulla pianificazione delle aziende e diventa paradossalmente un freno, in uno scenario geopolitico che pesa sulle prospettive di crescita e richiederebbe rapidità e concretezza di risposte, sia su scala nazionale che europea. L’appello che rivolgo al Governo e ai Ministeri competenti è che il decreto arrivi a strettissimo giro, così come il rilascio della piattaforma GSE, per ridare fiducia alle imprese e favorire il rilancio degli investimenti in una fase così complessa», conclude Paola Carron.

«È fondamentale che il positivo percorso di confronto e ascolto con il Governo sul nuovo piano 5.0 venga portato fino in fondo – aggiunge Gianmarco Russo, Direttore Generale di Confindustria Veneto Est -. Servono regole stabili, un orizzonte pluriennale di almeno 5 anni e una forte integrazione tra investimenti in tecnologie digitali e sostenibili e formazione delle persone. Se diamo alle imprese un quadro certo e stabile nel tempo, il nuovo piano 5.0 smetterà di essere percepito come un bonus a tempo e potrà diventare una vera politica industriale di medio-lungo periodo, capace di difendere e rilanciare la competitività del nostro sistema produttivo e di generare buona occupazione».

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