Comunicato stampa
Domanda interna vivace (+1,1%), in tenuta l’export prima del conflitto (+0,2%). Ordini in aumento.
Rincari di energia, calo di fiducia, investimenti in frenata per il 34% delle aziende: primi impatti della guerra
VENETO EST, INDUSTRIA: AVVIO 2026 ANCORA IN RISALITA, +0,8%. MA L’EFFETTO IRAN MINACCIA LA CRESCITA.
CARRON, «ENERGIA E INVESTIMENTI, ULTIMA CHIAMATA PER DIFENDERE L’INDUSTRIA»
La Presidente di Confindustria Veneto Est: «Se il conflitto si prolunga, rischio stagnazione. Energia prima emergenza. Misure forti in Italia e in Europa a sostegno dell’economia e per difendere filiere strategiche come il bianco e l’acciaio. Accelerare in Veneto il Ddl sulle aree idonee per le rinnovabili e le autorizzazioni»
(Padova-Treviso-Venezia-Rovigo – 04.06.2026) – L’attività manifatturiera nel Veneto orientale apre l’anno ancora in risalita, sebbene meno intensa del periodo precedente. Ma il conflitto in Medio Oriente riduce le attese di crescita in prospettiva. Nel primo trimestre 2026, la produzione registra un incremento del +0,8% su base annua (dopo il +2,6% del quarto trimestre 2025), più marcato per le medio-grandi imprese (+2,2) e il metalmeccanico (+2,6%), sostenuto dall’accumulo precauzionale di scorte. L’export è in tenuta prima del conflitto (+0,2%). L’impatto della guerra e dell’impennata di prezzi energetici e materie prime emerge nella brusca flessione delle attese di produzione, stabili tra aprile e settembre per il 58,3% delle aziende, in calo per il 25,2% (dal 15,6%). Sono i principali risultati dell’indagine La Congiuntura dell’Industria del Veneto Orientale (consuntivo primo trimestre 2026 – previsioni aprile-settembre 2026) condotta da Confindustria Veneto Est, in collaborazione con Fondazione Nord Est, su un campione di 754 aziende manifatturiere e dei servizi delle province di Padova, Treviso, Venezia e Rovigo.
Migliora il fatturato dell’industria nel primo trimestre, grazie a una crescita del 1,1% sul mercato interno, meno tonica, ma di nuovo in segno positivo sul mercato estero (+0,2%; metalmeccanico +4,8), sintesi di una crescita per i mercati Ue (+1,0%) e di una flessione per quelli extra Ue (-1,2%). Gli ordini registrano un aumento tendenziale del 2,4%. Pressoché stazionaria, ma in rallentamento l’occupazione (-0,1%). La crisi del Golfo scoppiata a fine febbraio infiamma i prezzi delle materie prime, energetiche e non: raddoppia sino al 64% (dal 32,3), con punte del 70,1% nel metalmeccanico, la quota di chi le rileva in ulteriore aumento nei primi tre mesi. Cresce l’inflazione, la BCE potrebbe rialzare i tassi a giugno, l’incertezza riduce la domanda di credito: costo del denaro in aumento per il 13,6% delle aziende, a fronte del 80,8 che lo rileva stabile. Liquidità aziendale tesa per il 14,6%.
Lo scenario è peggiorato. Con il prolungarsi del conflitto, si va ampliando il suo impatto sull’economia. Il petrolio resta troppo caro, crescono prezzi al consumo e attesa di un rialzo dei tassi, calano la fiducia e le attese sull’industria, che stava provando a risalire. Le previsioni per aprile-settembre sono orientate in prevalenza per il mantenimento dei livelli produttivi, ma aumenta di dieci punti la quota di chi prevede una diminuzione (25,2%), il 16,5% un aumento, a fronte del 58,3% che propende per la stabilità. Le attese sull’andamento degli ordini interni sono in calo per il 35,5%, stabili per il 52,7%. Peggiorano quelle sulla domanda estera, in calo per il 34,7% (dal 17,7), stabili per metà delle imprese e in crescita per il 15,2% (il 25,9% nelle medio-grandi). Il 34,6% prevede nuove assunzioni (il 50,1% nelle medio-grandi). Lo scenario avverso rallenta, ma non ferma la spesa per investimenti fissi lordi, prevista stabile dal 54,8% delle imprese, in contrazione per un terzo (34,0%), anche per l’estenuante attesa del decreto attuativo dell’iperammortamento, in espansione per l’11,2%.
«Il dato sulla produzione nel primo trimestre seppur ancora positivo evidenzia che la frenata è in corso. Il conflitto in Medio Oriente sta impattando sulle prospettive di crescita del territorio, alimentando una fase di estrema incertezza che è la reale situazione vissuta dalle nostre aziende – commenta Paola Carron, Presidente di Confindustria Veneto Est –. La crisi iraniana ha innescato un nuovo shock dei costi energetici e delle materie prime, e messo a rischio le catene di fornitura globali attraverso Hormuz. Sono fattori critici che colpiscono duramente l’industria, con ripercussioni in Veneto superiori alla media nazionale, per la forte vocazione manifatturiera orientata all’export. Se la durata della crisi si prolunga, se non si fermano al più presto i suoi impatti, il rischio è uno scenario di stagnazione, o peggio. Come Confindustria Veneto Est, rivolgiamo un appello forte al Governo, a tutte le forze politiche e all’UE a mettere a terra con urgenza misure strutturali a sostegno dell’economia, a cominciare dall’energia che è una vera “minaccia esistenziale”».
«La determinazione del nostro tessuto imprenditoriale, supportata da investimenti strategici in innovazione, sarà una chiave per affrontare anche questa complessa fase. Ma oggi più che mai abbiamo bisogno di risposte forti, immediate in Italia e in Europa per difendere la nostra industria e mobilitare investimenti, ponendo al centro la competitività rispetto a Usa e Cina che sta invadendo di beni a basso costo e alta tecnologia anche il Veneto (+22% l’import dalla Cina nel 2025), l’autonomia energetica, la revisione di un eccesso di regole e vincoli che il resto del mondo non ha e che ci portano fuori mercato, la possibilità di mantenere nel nostro Paese in maniera competitiva produzioni strategiche. E dopo tessile e auto, non disperdere anche filiere come il bianco e l’acciaio a causa di svantaggi competitivi insostenibili, all’origine di situazioni come Electrolux. Non c’è più tempo da perdere. Chiediamo maggiore coraggio ai decisori italiani ed europei e di agire subito».
Anche a livello regionale, occorre andare nella direzione di politiche adeguate per la reindustrializzazione, come Porto Marghera hub europeo per le materie prime critiche, e dell’autonomia energetica. «Bene l’avvio dell’iter di approvazione del Piano per le Zone di Accelerazione – sottolinea la Presidente Carron –. Ora è essenziale predisporre in tempi rapidi il Ddl sulle aree idonee per impianti di rinnovabili, senza introdurre limiti e vincoli più restrittivi rispetto alla legge nazionale, e velocizzare le autorizzazioni. Potenziare le rinnovabili per 5,8 nuovi gigawatt al 2030 è, al momento, l’unica strategia per ridurre la dipendenza energetica del Veneto, pari al 50%. Da perseguire senza esitazioni, oltre al potenziamento della rete e a un’attenta valutazione sulle nuove tecnologie nucleari», conclude Paola Carron.
_______________
Per informazioni:
Comunicazione e Relazioni con la Stampa
Sandro Sanseverinati – Tel. 049 8227112 – 348 3403738 – s.sanseverinati@confindustriavenest.it
Leonardo Canal – Tel. 0422 294253 – 335 1360291 – l.canal@confindustriavenest.it
Allegati: