Comunicato Stampa

VENETO EST, INDUSTRIA: NEL 2025 LA PRODUZIONE TORNA POSITIVA (+0,5%). L’EXPORT TIENE (+0,2%), NONOSTANTE I DAZI. CARRON, «SULL’IPERAMMORTAMENTO URGENTE IL DECRETO PER SBLOCCARE GLI INVESTIMENTI»

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Nel 4° trimestre l’incremento dell’attività (+2,6%) riporta l’anno in segno più dopo un biennio di flessione. Domanda interna tonica (+2,7%), giù l’export (-0,6%) che però chiude l’anno in positivo. Ordini in aumento. Moderata fiducia per il primo semestre 2026. Investimenti stabili per 6 aziende su dieci, su per il 16,7%

VENETO EST, INDUSTRIA: NEL 2025 LA PRODUZIONE TORNA POSITIVA (+0,5%). L’EXPORT TIENE (+0,2%), NONOSTANTE I DAZI.

CARRON, «SULL’IPERAMMORTAMENTO URGENTE IL DECRETO PER SBLOCCARE GLI INVESTIMENTI»

La Presidente di Confindustria Veneto Est: «Il sistema ha retto, ma non basta la capacità di adattamento. Nel 2026 priorità a energia e investimenti per la competitività. Ma le decisioni di spesa delle aziende sono in stand by, in attesa del decreto attuativo. Auspichiamo che arrivi a strettissimo giro. L’Accordo Ue-Mercosur va applicato subito»

(Padova-Treviso-Venezia-Rovigo – 27.02.2026) – L’attività manifatturiera nel Veneto orientale mostra segnali di risalita, pur in un contesto denso di incertezza. Nel quarto trimestre 2025, la produzione registra un incremento del +2,6% su base annua, il più intenso dal secondo periodo del 2022, più robusto per le piccole imprese (+4,2%) e il metalmeccanico (+6,7%). Nel 2025 il bilancio, in media d’anno, è una crescita del +0,5%, che interrompe due anni consecutivi di flessione (-2,7% nel 2023 e -1,2% nel 2024). Dazi e dollaro svalutato incidono sull’export (-0,6% nel trimestre), che tuttavia chiude il 2025 in tenuta (+0,2%). La produzione è attesa stabile nel semestre 2026 dal 60,7% delle aziende, in crescita da una su quattro (23,6%).
Sono i principali risultati dell’indagine La Congiuntura dell’Industria del Veneto Orientale (consuntivo quarto trimestre 2025 – previsioni primo semestre 2026) condotta da Confindustria Veneto Est, in collaborazione con Fondazione Nord Est, su un campione di 763 aziende manifatturiere e dei servizi delle province di Padova, Treviso, Venezia e Rovigo.

Migliora il fatturato dell’industria nel quarto trimestre, grazie alla dinamica positiva della domanda interna (+2,7%), spinta dal recupero delle retribuzioni. Meno tonica e di nuovo in segno meno la componente estera (-0,6%), sintesi di vendite stabili nell’area Ue (-0,1%) e di un calo di quelle extra Ue (-1,5%) dopo l’anticipo degli acquisti dagli Usa (+0,2% l’export nel 2025). Gli ordini registrano un più marcato aumento tendenziale (+1,5%). Ancora positiva, ma in rallentamento la dinamica dell’occupazione (+0,4%). Prezzi delle materie prime in ulteriore aumento tra ottobre e dicembre per un terzo del campione (32,3% dal 29,7). La BCE è ferma sui tassi da metà 2025, l’incertezza riduce la domanda di credito: costo del denaro in aumento solo per l’8,1% delle aziende, a fronte di oltre tre quarti (78%) che lo rileva stabile. Liquidità aziendale tesa per il 16,2%.

Il clima di fiducia delle imprese per il primo semestre 2026 è in lieve miglioramento, anche se la risalita resta lenta, in un contesto globale denso di fattori di incertezza, tra tensioni geopolitiche, nuovi dazi e volatilità dei mercati. Le previsioni sono orientate in prevalenza per il mantenimento dei livelli produttivi: il 23,6% delle imprese prevede un aumento, il 15,6% una diminuzione, a fronte del 60,7% che propende per la stabilità. Le attese sull’andamento degli ordini interni sono in aumento per il 18,2%, stabili per il 61,0%. Migliorano quelle sulla domanda estera, in crescita per il 26,0% (il 39,8 nelle medio-grandi), stabili per il 56,2% e in calo per il 17,7%. Il 42,9% prevede nuove assunzioni (il 56,2% nelle medio-grandi). Nonostante il clima perdurante di incertezza, la spesa per investimenti fissi è prevista su livelli stabili da sei aziende su dieci (59,9%), in contrazione per il 23,3%, ma in espansione per il 16,7%, quota che potrebbe risalire se il decreto attuativo dell’iperammortamento sarà certo, coerente e tempestivo.

«Nonostante un contesto tempestoso, nel 2025 l’industria del nostro territorio ha retto ed è riuscita a invertire la tendenza negativa che durava ormai da un paio d’anni, grazie a capacità competitiva e di adattamento – commenta Paola Carron, Presidente di Confindustria Veneto Est. Ma è una fragile tenuta, minacciata da squilibri strutturali e nuove incertezze internazionali. Non possiamo illuderci che basti l’adattamento. Persistono inoltre difficoltà in settori più colpiti, come il tessile-abbigliamento, la metallurgia, la subfornitura meccanica».
«La competitività delle nostre imprese continuerà a giocarsi sulla leva degli investimenti volti a rafforzare la transizione energetica e digitale. Oggi più che mai deve essere al centro di tutte le politiche, a livello europeo, nazionale e regionale. Nel 2026, per consolidare questa risalita, la priorità è far ripartire gli investimenti, mentre il Pnrr volge al termine, e ridurre i gap di competitività rispetto ad altri Paesi, a cominciare dai costi dell’energia oggi insostenibili. In questo quadro, il decreto varato con coraggio dal Governo può ridurre il prezzo dell’energia per famiglie e imprese in modo sostanziale, se approvato dalla Commissione europea. Sugli investimenti, le nostre imprese hanno bisogno di certezza, continuità e coerenza delle politiche. Chiedono a gran voce che gli incentivi agli investimenti 4.0 e 5.0 siano stabili, di semplice utilizzo e tempestivi. La Legge di Bilancio 2026 va nella giusta direzione con l’iperammortamento per investimenti agevolabili già dal 1° gennaio e fino al 2028. Ma a due mesi dall’entrata in vigore, il potenziale della norma resta inespresso e le decisioni di spesa delle aziende in stand by, in assenza del decreto attuativo. Ogni settimana di incertezza incide sulla pianificazione delle imprese e rischia paradossalmente di diventare un freno. Il forte auspicio è che il decreto arrivi a strettissimo giro per dare un deciso boost agli investimenti e alzare le stime di crescita».

Volgendo lo sguardo all’Europa, sottolinea la Presidente Carron, «proprio in una fase segnata da nuove tensioni commerciali e dazi, dollaro più svalutato, minacce di import massiccio dalla Cina, anche nel nostro territorio (+8,2% nel 2025), una fase dove capacità di diversificare mercati e geografie e di accompagnare come sistema regionale anche le PMI, è ciò che fa la differenza per la tenuta delle imprese, rimane incomprensibile lo stop all’accordo UE con i Paesi del Mercosur, che va contro l’interesse dell’Europa, del nostro Paese e dei territori a più alta vocazione internazionale, come il Veneto. A tutti i nostri rappresentanti a Bruxelles chiediamo responsabilità e rinnoviamo l’appello a difendere principi e accordi di libero scambio, anziché barriere, che aprono nuovi mercati e opportunità di crescita, e a sostenere l’entrata in vigore provvisoria dell’accordo senza ulteriori indugi», conclude Paola Carron.

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